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La gestione integrata dei rifiuti fra mito e realtà - Slide: Federico, Corti. - Curriculum: Gambrotta, Corti, Federico, Fortini

LA GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI FRA MITO E REALTA’
8 febbraio 2008 Villa Colle Alberto Montale (PT)

PIERO RAZZOLI (Sindaco di Montale) Invito ad entrare nella sala. Buonasera e benvenuti a tutti voi che così numerosi avete voluto partecipare a questo convegno. Un saluto alle autorità presenti e ai relatori. Sono previsti gli interventi di Daniele Fortini, Presidente di Federambiente, che aspettiamo perché deve arrivare da Milano, il professor Andrea Corti dell'università di Siena, il professor Massimo Federico del dipartimento di oncologia ed ematologia dell'università di Siena, il professor Agostino Gambarotta del dipartimento di ingegneria industriale dell'università di Parma. Ringraziamo per la partecipazione a questo convegno l'Assessore regionale all'ambiente Anna Rita Bramerini che ci raggiungerà nel corso dei lavori. Le amministrazioni comunali di Montale, Agliana e Quarrata hanno voluto organizzare questo convegno per affrontare uno dei temi più scottanti e uno dei problemi più difficili a cui sono chiamate a rispondere le amministrazioni locali, cioè il tema della gestione integrata dei rifiuti. La situazione generale dell'intero paese, e non mi riferisco solo alla situazione campana ma a quella che complessivamente si sta delineando in Italia anche a seguito dell'incapacità di assumere decisioni in merito a questo problema, è per certi aspetti drammatica. Quindi occorre affrontare la questione in maniera concreta riconducendo il dibattito sul piano della razionalità e della corretta informazione. Non basta infatti evocare il problema per risolverlo, serve mettere in campo capacità operative per l'oggi. Si sa bene che il problema della spazzatura è un problema quotidiano che non può aspettare; i rifiuti devono essere tolti dalle strade e smaltiti ogni giorno e contemporaneamente vanno sviluppati progetti sempre più innovativi per il medio e lungo periodo. Il dibattito in corso in Italia rappresenta purtroppo sotto questo aspetto un'anomalia negativa nell'Europa dei paesi più avanzati e sensibili alle problematiche ambientali. Da noi infatti assistiamo alla diffusa abitudine, per esempio, di porre la raccolta differenziata come alternativa alla realizzazione degli impianti necessari alla produzione di materia prima derivata dai rifiuti. Il risultato di tutto questo però è troppo spesso la paralisi, l'incapacità da parte delle amministrazioni pubbliche di portare a compimento programmi che molto spesso sono stati lungamente discussi ed elaborati con il confronto e nella loro fase conclusiva anche con la condivisione da parte di tanti soggetti diversi compresi i movimenti ambientalisti. Una situazione che porta, nella fase di realizzazione dei piani, al paradosso di accusare e additare come cattivo esempio da evitare proprio quelle realtà territoriali che hanno storicamente una maggiore sensibilità e senso di responsabilità nei confronti della gestione corretta dello smaltimento dei rifiuti e che operano fattivamente per realizzare e adeguare via - via gli impianti alle nuove tecnologie. Questo è quanto sta succedendo, per esempio, nell'area pistoiese dove l'emotività rischia di prevaricare sulla rigorosità scientifica. Abbiamo percorso una strada che parte da lontano, in primo luogo con l'approvazione del piano provinciale varato nel 2003 a termine di un articolato confronto che questo anno ha visto l'approvazione in doppia lettura da parte di 33 Consigli Comunali, dei Consigli Provinciali di Firenze, Prato e Pistoia e del circondario empolese. Al compimento di questo processo hanno contribuito una serie di assemblee a cui parteciparono cittadini e movimenti e il percorso ha portato ad una condivisione delle scelte che oggi si stanno concretizzando con l'attuazione degli impianti necessari ad una corretta gestione integrata dei rifiuti. Le scelte in questione sono i lavori di ampliamento della discarica del Cassero e di Montespertoli, i lavori in corso per la realizzazione dell'impianto di compostaggio di Piteglio, il previsto impianto della produzione di CDR a Pistoia e la ristrutturazione dell'impianto di termovalorizzazione di Montale. Alcuni giorni fa è apparsa su La Nazione un'intervista del dottor Roberto Bertollini dell'organizzazione mondiale di sanità in merito alla situazione campana e alla domanda "che cosa può fare la gente per ridurre il rischio ambientale derivato dalla situazione di emergenza" Bertollini rispondeva "sostenere e promuovere meccanismi di gestione dei rifiuti in maniera controllata, quindi soprattutto raccolta differenziata ma anche termovalorizzatori e discariche controllate. Bisogna togliersi dalla testa le paure ancestrali. Gli impianti moderni di trasformazione dei rifiuti non creano rischi alla popolazione. Il problema è il far west visto in questi anni". In questo territorio stiamo lavorando proprio in questa direzione e quindi nella direzione della realizzazione di impianti e della gestione controllata dei rifiuti. Non voglio certo dire che tutto va bene e che non occorra, in primo luogo da parte delle Amministrazioni locali, una maggiore consapevolezza e capacità di affrontare con trasparenza e il massimo coinvolgimento dei cittadini le scelte che in questo campo si compiono. Dico che dobbiamo anche assumere la consapevolezza che il problema non si può più eludere, che è proprio la volontà della salvaguardia della salute pubblica e dell'ambiente, che dobbiamo e fortemente vogliamo mettere sempre al primo posto, ad imporci scelte di responsabilità per evitare di arrivare alle condizioni che purtroppo oggi i telegiornali ci mostrano dove l'emergenza in corso provoca davvero, lì sì, incalcolabili danni alla salute pubblica e all'ambiente. In sintesi ecco perché il convegno di oggi, al quale abbiamo chiamato ad intervenire docenti universitari con una significativa esperienza nel campo delle problematiche legate alle gestioni del ciclo integrato dei rifiuti. È importante per noi Sindaci affrontare l'argomento sotto diversi profili che variano da quello puramente tecnico a quello medico ambientale e dare una corretta informazione sulla base della quale sia possibile aprire un dialogo costruttivo affrancato dalle false credenze che troppo spesso rendono impossibile valutare obiettivamente la situazione. Non vi è quindi, lo dico nell'aprire i lavori di questo convegno, nessuna intenzione da parte nostra di autoreferenzialità come siamo stati accusati di fare in un recente comunicato del comitato contro l'inceneritore di Montale. I rifiuti sono un problema reale della nostra società e con razionalità vanno gestiti in un'ottica complessiva che guardi a tutto il ciclo che questi compiono dalla produzione, alla raccolta, allo smaltimento. Questo convegno deve essere l'inizio di una serie di attività mirate alla divulgazione di informazioni che permettono a tutti i cittadini di partecipare, condividere e capire quali sono le concrete forme di gestione dei rifiuti utili a conseguire soluzioni praticabili e sostenibili sotto l'aspetto della salute pubblica, della salvaguardia dell'ambiente e anche delle necessarie compatibilità economiche. Noi amministratori siamo qui per primi ad ascoltare, a imparare a gestire meglio e sviluppare settori nei quali siamo carenti pur nella consapevolezza che non partiamo da zero. Nella cartellina che vi è stata consegnata all'ingresso di questo convegno abbiamo voluto inserire i depliant realizzati nel corso degli anni a testimonianza di un'attività di comunicazione per la sensibilizzazione alla raccolta differenziata e di educazione ambientale più che decennale. Non vi sono le ultime produzioni, come vedete; vi è la testimonianza di un'attività che parte da molto lontano. Siamo consapevoli che la strada da percorrere nella direzione della massima efficienza è ancora tanta. Noi vogliamo impegnarci ad affrontarla per il benessere dei nostri cittadini e dei nostri territori. Sono convinto che dai lavori di questa giornata potremo tutti insieme trarre un positivo contributo per il nostro impegno ed è con questa convinzione che auguro a tutti buon lavoro e cedo la parola al Sindaco di Quarrata Sabrina Sergio Gori. SABRINA SERGIO GORI (Sindaco di Quarrata)- MODERATRICE Buonasera a tutti. Dopo l'introduzione e il saluto del padrone di casa a cui faccio i complimenti perché l'ospitalità in questa bella villa, introduco questo dibattito. Innanzitutto devo portare una comunicazione; ho ricevuto proprio stamattina la telefonata del dottor Magnoli dell'ordine dei medici il quale si scusa per sopravvenuti impegni di non potere essere presente ma mi ha dato una notizia che voglio dare a tutti che credo sia interessante e cioè che l'Ordine organizzerà dei corsi di formazione per medici di medicina generale sull'ambiente, il che credo sia un passaggio importante perché dimostra la voglia e la capacità di confrontarsi e di aggiornarsi su un tema di così grande valore. Quello di oggi è un convegno molto importante per la grande qualità dei relatori e quello che mi preme sottolineare, prima di dare la parola al professor Corti dell'università di Siena, è lo scopo che ci ha spinti a organizzare questa giornata e cioè la voglia trovarsi qui tutti insieme per potersi confrontare su un tema che mette in gioco così tanta parte dei nostri territori. Desidero evidenziare la consapevolezza che non esistono verità precostituite, non esiste e non può esistere quello che può essere come una specie di derby Milan - Inter tra chi è più bravo e chi è meno bravo, fra chi fa una cosa e chi un'altra ma deve esistere sempre un dialogo e un modo per confrontarsi e capire quelle che sono le risposte che debbono essere date alla ricerca di soluzioni su fronti così caldi come quello dei rifiuti. Fra l'altro sull’argomento della termovalorizzazione, che è il tema che affronterà il professor Corti nel primo intervento, chiaramente ci poniamo moltissime domande a partire dall’utilità dei termovalorizzatori, in che punto del ciclo della gestione dei rifiuti si inseriscono, dove sta, per esempio, l'innovazione e l'importanza della produzione di energia nell'ottica proprio del risparmio dell'ambiente. Tutti questi temi saranno affrontati perché credo che le basi fondamentali non di questa serata ma del tema della gestione dei rifiuti siano sostanzialmente tre, ovverosia il controllo democratico, il senso di responsabilità di chi amministra le comunità e ovviamente la grande importanza del controllo pubblico in un settore dove è giusto, proprio per il senso di responsabilità e il bisogno di democrazia, ci sia un controllo di questo genere. Passo subito la parola al professor Corti che ovviamente ringrazio di cuore perché porterà un contributo estremamente qualificato affinché ognuno di noi possa farsi un'idea molto più chiara del problema. PROF. ANDREA CORTI (Università di Siena) “Il ruolo della termovalorizzazione in una concreta gestione integrata dei rifiuti” Intanto buonasera a tutti. Vi ringrazio per l'invito. Spero di poter mostrare alcuni elementi di contributo e cercherò di portare dati più che conclusioni perché credo che le conclusioni non siano univoche sicuramente e quindi cercherò di creare una condizione di contributo in termine di dati. Il primo elemento sul quale mi sono soffermato è il ruolo della termovalorizzazione in un sistema integrato e vediamo come questo viene declinato. Credo che al di là delle decisioni e al di là delle sensazioni ci sia un elemento di rigore, quello della norma che è una norma europea che in qualche modo ci richiama alla riduzione alla fonte dei rifiuti, al recupero di materia in termini di riutilizzo primo e di riciclaggio in seconda battuta, al recupero di energia. Sapete che c'è una grossa discussione tra le varie forme di recupero che le normative europee vedono in modo diversificato, in recupero di materia e di energia. Ad oggi esiste una linea di priorità, ovviamente, rispetto al recupero energetico e il recupero di materia ed infine lo smaltimento a discarica. Sono cose note a tutti ma l'ho portata come elemento per provare a ribaltare il tema nel senso di provare a ragionare al contrario sull'ordine delle non priorità e quindi rivedere non tanto cosa è atteso fare ma cosa non è atteso fare. Dirò subito che il tema è quello dello smaltimento, della discarica e darò un elemento conoscitivo, credo interessante, che è poi la risultanza di diverse logiche con cui si arriva a risolvere o affrontare il problema. Il secondo elemento è che credo, quando si parla di rifiuti, direi troppo spesso si parla di rifiuti urbani. I rifiuti sono una quantità maggiore dei rifiuti urbani. L'argomento in discussione non tanto di dialettica ma di risoluzione ambientale sono la risoluzione dei problemi della generazione rifiuti speciali, speciali pericolosi, speciali inerti e rifiuti urbani. Dico questo perché la discussione in materia di rifiuti urbani spetta agli enti pubblici e quindi giustamente all'interno degli enti pubblici si anima la discussione sulla risorsa del problema dei rifiuti urbani ma ricordiamo che stiamo affrontando a livello italiano, tramite la risoluzione del problema dei rifiuti urbani o la non risoluzione, il 22,6% dei rifiuti prodotti e quindi esiste una gran parte di rifiuti sulla quale credo si discuta meno pur essendo problematici in maniera paritetica che sono i rifiuti speciali. Dicevo, proviamo a declinare in maniera diversa. È ovvio che esiste le priorità di azioni normative, ma ve ne è una che richiamerei e cioè il divieto di smaltimento in discarica dei rifiuti o la sua minimizzazione. Ho riportato dei dati che sono dei dati solo europei perché il riferimento è normativo e quindi tutto il ragionamento sarà improntato all'approccio di carattere europeo. Qui si vede (proiezione slide) come i diversi Paesi hanno declinato in maniera diversificata l'obiettivo di minimizzare i rifiuti in discarica e ho provato a metterli in ordine di merito. I Paesi del nord Europa sono ovviamente quelli più efficienti rispetto all'obiettivo di riduzione dei rifiuti in discarica ed operano affiancando allo smaltimento di discarica, il riciclaggio e affianco al riciclaggio vi è la destinazione del recupero energetico e tutto questo non è riciclabile. L'Italia non ha una posizione, come i media ci aiutano a ricordare, onorevole da questo punto di vista perché ancora da noi portiamo in discarica il 60% dei rifiuti con un'articolazione che ha visto crescere molto il Paese in materia di raccolta differenziata ma che non ha trovato ancora un giusto equilibrio per portare a valore zero tendenziale i rifiuti posti in discarica. Questo è l'obiettivo che ci pone la Comunità Europea. Da un punto di vista quantitativo richiamo un altro principio, principio della norma europea, il non smaltimento in discarica dei rifiuti tal quali e il non smaltimento in discarica dei rifiuti combustibili. Do un numero in ordine di norma; i 13.000 chilojoul al chilo come limite per definire ciò che non è più smaltibile in discarica. Tutto quello che è combustibile non lo è e quindi deve avere destinazione di recupero energetico e questo per decisione di una norma di legge. Da questo punto di vista anche qui l'Italia è in ritardo perché siamo in continua deroga a partire dal '99 perché non abbiamo un sistema infrastrutturale in grado di dare sufficienti risposte per non avere ancora impianti di discarica che gestiscono rifiuti tal quali e non avere discariche che gestiscono rifiuti combustibili. Portiamo ancora in discarica il CDR, rifiuto non smaltibile a norma europea, e portiamo rifiuti tal quali non trattati. Venendo al tema della termovalorizzazione ho provato a portare un altro elemento conoscitivo ai dati di numero di impianti ma soprattutto non mi interessa dire che in Europa esistono 371 impianti di trattamento termico, o leggasi inceneritori o termovalorizzatori di diverse tecnologie, questi affrontano il problema della gestione di 52 milioni di tonnellate l'anno di rifiuti europei, ma mi interessa un dato che è un dato poi che ha delle rilevanze non tanto in merito alle scelte ma ai livelli tecnologici e ai costi di trattamento. Mediamente in Europa abbiamo tagli di inceneritori da 150.000 tonnellate; faccio notare in Germania 230.000 e quindi ci sono delle scelte in alcuni ambiti di forte concentrazione di impianti di grandi dimensioni e l'Italia da questo punto di vista è il paese che vede invece l'effetto opposto, cioè la frantumazione degli impianti in piccoli impianti che gestiscono mediamente 90.000 tonnellate l'anno. È un dato che banalizzato va preso per farne delle valutazioni, se uno vuole. Quali sono le strategie? Il tema è come sta la termovalorizzazione all'interno di un ciclo integrato. Ho provato a sintetizzare perché le logiche di risoluzione dei problemi non sono univoche, sono moltitudini e guai a chi evidenzia la soluzione del problema come univoca perché qui le scelte, se andiamo anche all'interno dei singoli Stati, trovano soluzioni diversificate tra un'area e l'altra. Quindi è ovvio che esiste una moltitudine di strategie, di risoluzione del problema del trattamento dello smaltimento dei rifiuti e se vogliamo provare a sintetizzarle passiamo da una logica che è quella del mass burning, della combustione totale, a quella a valle a termodistruggere tutta la portata dei rifiuti, che è un po’ una logica dell'ultimo ventennio di scelte gestionali specialmente tedesche, dove, a valle della raccolta differenziata, si portava in alcune aree a gestione di termodistruzione come mass burning totale. Vi è poi un'altra logica di maggiore integrazione dove a valle sempre di una raccolta differenziata l'indifferenziato viene portato a selezione con una funzione esclusivamente di allontanamento di quello che è indesiderato dalla combustione, di quello che non è combustibile e quindi l'eliminazione dei metalli, del sottovaglio fine non combustibile, dopodiché la gran parte dei rifiuti indifferenziata viene portata a combustione in termovalorizzazione con recupero di energia. A fianco ci sono ordini di grandezza di quanto le diverse scelte pesano dal punto di vista di massa residua perché ogni azione genera dei sovvalli che in qualche modo hanno bisogno di essere gestiti. Credo che questa sia un po’ la fotografia che più ci avvicina alla realtà italiana, soprattutto Toscana, in cui il rifiuto indifferenziato viene selezionato, viene eliminata una parte, dove vi è una prevalenza di frazioni non trattabili biologicamente perché non biodegradabili, e quindi vengono portate a trattamento termico da una parte e dall'altra invece, dove vi è una prevalenza di frazione organica, vengono portate a stabilizzazione prima di essere avviate a discariche con l'opzione e quindi selezione frazione organica, frazione combustibile, termovalorizzazione, la frazione organica stabilizzazione con l'opzione di cui anche oggi si inizia a parlare in Italia, mentre in altri Paesi ne parlano da dieci anni, di non stabilizzazione aerobica ma anaerobica cioè produrre dalla quantità di frazione biodegradabile non intercettata con le raccolte differenziate che non è combustibile che quindi viene estratta ma estrarre biogas attraverso un processo controllato di produzione di biogas e di energia elettrica. Questo è un po’ lo scenario forse più similare alla logica del piano regionale toscano e delle varie pianificazioni susseguitesi nei vari atti di pianificazione provinciale delle province toscane con i dovuti distinguo. Qui poi l'ultima, la strategia più spinta, nel senso della selezione più spinta possibile, cioè dobbiamo avere la minimizzazione, se vogliamo, di quanto è avviabile non altro che a trattamento termico, non altro per norma europea, quindi la selezione presenta un'ulteriore fase di affinamento in cui le frazioni secche che non sono state raccolte in modo differenziato vengono ulteriormente raffinate per produrre CDR. Questa è una logica che ha avuto largo seguito in Italia, in Spagna. Anche in Germania in alcuni lender tedeschi si va verso questa strategia di produrre non più combustibile per un termovalorizzatore ma che possa trovare collocazione sempre in CD di recupero energetico o di combustione raffinato con un effetto di minimizzazione di quantità che va nel termico. Non dimentichiamo che quando si parla di ciclo integrato esiste un problema di cui spesso anche gli atti di pianificazione non tengono conto e cioè che qualsiasi azione di scelta che si fa in materia di trattamento rifiuti ha effetto in termini di massa e di energia. Ve ne è uno su tutti ormai diventato quasi un caso di scuola, quello del riciclaggio della carta, una delle azioni più nobili che fondamentalmente in Regione Toscana ha avuto un grande effetto di spinta in ragione del fatto che abbiamo il polo cartario che ha un grande fabbisogno e quindi c'è stato un livello di incentivazione. La filiera del riciclo che traina in qualche modo la filiera della raccolta e anche in questo caso fare raccolta differenziata non vuol dire avere chiuso il ciclo ma avere eliminato da trattamenti quantità importanti che ovviamente altrimenti sarebbero andate a recupero energetico comunque a perdersi in impianti con costi sia ambientali che economici, quindi perseguendo l'obiettivo del riciclo di materia si va a riciclare materia ma si lascia sul territorio qualcosa, si genera dei sovvalli. Do un numero; il polo cartario di Lucca, che è un polo che vede la destinazione di grandi quantità di flussi di carta della raccolta differenziata in Toscana ma anche dalla Germania, dalla Svizzera, dall'Italia in generale, ha un ingresso di 800.000 tonnellate di carta da macero che producono carta e cartone riciclata con un incremento nel tempo notevole. L'incremento di produzione di carta nel tempo è incrementato; c'è un effetto di crescita del mercato del riciclo e ci dobbiamo preoccupare che il polo cartario produce comunque 180.000 tonnellate l'anno di pulper che ad oggi non trovano altra soluzione che lo smaltimento in discarica essendo frazioni combustibili prevalentemente e con 175.000 tonnellate di fanghi di disinchiostrazione perché oggi abbiamo tecnologie in grado di intervenire. La carta da riciclo non la vogliamo scura ma chiara, vogliamo riportarla ad un uso nobile e questo costa ambientalmente e le aziende che svolgo la funzione lasciano come debito ambientale i rifiuti da trattare che sono fanghi. Non dimentichiamo questo perché spesso si ragiona su filiere di trattamento primario e di cosa lasciamo in giro a valle delle varie azioni che intervengono in termini di integrazione di gestione integrata. Vengo al dunque di quali sono le problematica attrattive e quelle non attrattive. C'è chi illustra i pro e i contro, perché spesso il caso di scuola, al trattamento termico. I livelli di attrazione su cui viene spinta la leva della scelta di termovalorizzazione sono due; il primo energetico di recupero di energia disponibile nei rifiuti, energetico non economico, sono questioni diverse ed è un recupero energetico in termini di filiera energetica, non ha economicità ed è finalizzato a recuperare energia dove non ho altra destinazione possibile e quindi è un'ottimizzazione economica e non un'economicità di filiera energetica a livello di attrazione. Poi in qualche modo le diverse comunità agiscono; facevo vedere in maniera frettolosa alcuni dati dei vari Paesi. Il Giappone perché incenerisce? Per ridurre al minimo la quantità di scorie che va a deposizione nel suolo e quindi l'uso minimo del suolo come luogo di deposizione e questa è scelta che viene fatta. L'attrazione prima, la produzione di scorie, la minimizzazione degli scarti da non potere destinare altro che a discarica. Ricordiamo che quando parliamo di scarti anche qui in modo molto frettoloso spesso si dice che lo scarto di un termovalorizzatore è il 30%, benissimo, di rifiuti dei quali una quota parte è pericolosa e una parte non pericolosa. Spesso anche qui ci sono affermazioni che non sono verosimili perché non stanno nella norma. Ricordiamoci anche che le scorie di combustione in alcune normative non in quella italiana ma nord europee trovano collocazione di recupero. Farò vedere dei dati di un ultimo convegno di otto città europee che danno contezza del tema "discarica o termovalorizzazione?" Si è per anni discusso se l'opzione fosse l'una o l'altra e risolverei la domanda nel dire non sono alternative. L'errore fatto per anni è volere indicarle come alternative l'una all'altro. C'è complementarietà dei due oggetti nei quali l'uno, la discarica, non può avere funzione primaria nella norma europea e il secondo può avere solo funzione primaria avendo bisogno di avere destinazione a discarica di tutto quello che non è recuperabile o in qualche modo stato termodistrutto, come dicevo prima. Bilancio CO2 non lo faccio vedere ma è dato di scarso rilievo non avendo senso la comparazione anche in termini di recupero di energia in discarica, in realtà è uso residuo che si fa di recupero di energia a valle di trattamenti biologici e direi che il confronto non si pone. Venendo a un altro tema di cui si discute molto spesso le alternative tecnologiche, perché il tema della termovalorizzazione alimenta anche la diffusione di icone o di logiche tecnologiche che a mio parere devono essere rimesse un attimo in fila perché si parla di brevetti, si parla di ipotesi di trattamento direi in maniera molto rigorosa. Guardate che il trattamento termine può essere di tre tipi o la pirolisi, o la gassificazione o la combustione. Tornerei all'origine della dinamica chimico termodinamica. I sistemi pirolisi sono di trattamento e hanno l'obiettivo molto interessante di trasformare ciò che è combustibile in qualche modo non pregiato, come un rifiuto, in un combustibile pregiato, un gas un polverino di carbone o quant'altro o un olio e quindi potere trovare destinazione per queste materie secondarie in cicli energetici ad alta efficienza energetica, turbine a gas e quant'altro. Alternativa molto interessante che da un punto di vista teorico, ve lo dice chi su queste materie tutti i giorni si confronta in termini di ricerca, è indubbio che se avessimo oggi la risoluzione del tema della pirolisi dei rifiuti avremmo massimizzato il rifiuto energetico. Sono logiche che permettono di massimizzare il recupero di energia. Ad oggi la pirolisi, ahimè, non ha ancora avuto elementi tecnologici commercializzabili che siano in qualche modo di possibile applicazione sul mercato e quindi si studia, si continua a studiare, sul tema della pirolisi ma non esiste ancora una prospettiva tecnologica nel mercato. La gassificazione; credo che questo sia un territorio molto vicino ad altri territori che hanno vissuto sulla loro pelle questa esperienza perché negli anni Ottanta si vedeva questa come prospettiva. La prospettiva era produrre un gas povero accoppiato a cementifici, ad oggi una tecnologia che non è più competitiva per un motivo molto semplice e cioè che le tecnologie di selezione del rifiuto sono in grado di produrre un combustibile che va direttamente nei cementifici senza bisogno di un pre processo chimico o termochimico e quindi sono di fatto un'alternativa secondaria che ha minima capacità di presenza sul mercato. Richiamo solo un elemento, lo affronterò dopo solo come dato, che esiste cioè un mercato particolare, quello giapponese, dove ci sono esperienze di gassificazione, poi dirò qualcosa in termini numerici. Ad oggi la combustione ancora nelle varie forme di tecnologia di modalità gestionale e di varianti tecnologiche è l'unica tecnologia in grado di offrire un'alternativa possibile quando si parla di trattamento termico e quindi ad oggi ancora si costruiscono impianti di trattamento termico. Altro tema: quanti se ne costruisce, qual è il modo; o la termovalorizzazione è una scelta oppure no. Qui c'è un dato importante da riportare 2001-2007, i ritmi di crescita degli impianti di trattamento tecnico a griglia in questo caso nel Mondo. Si parla di circa 3 milioni di tonnellate l'anno di nuovi impianti costruiti al Mondo e quindi anche qui ci sono Paesi in cui vi è un'operazione di riduzione della crescita ed altri in cui c'è un effetto di incremento della crescita degli impianti. Sui tre milioni agiscono tre caratteri di mercato prevalenti; esiste un altro 25% circa di impianti che sono assegnati costruiti da un numero notevole di soggetti tra cui i soggetti indicati come tecnologie innovative soprattutto in Giappone. Richiamo i Nippor ed altri brevetti diffusi. Recupero energetico; di fatto tagliando breve dove sta il recupero energetico? È indiretto. A valle di una combustione vengono raffreddati, lo brutalizzo perché credo sia più importante andare ad elementi numerici, viene estratto sostanzialmente il calore dei fumi per produrre vapore e quindi un ciclo con cui generalmente viene prodotta energia elettrica in modo similare al 90% di produzione di energia elettrica convenzionale con la differenza che ho da estrarre questo calore proveniente da dei fumi di combustione che poi vedremo e chi mi seguirà porterà anche elementi ulteriori in termini di qualità di questi processi di combustione. Abbiamo oggi i sistemi esistenti che hanno come obbligo di legge il recupero energetico che hanno un rendimento di conversione dall'8 al 30% e quindi a seconda della classe di impianto e soprattutto anche del regime economico in cui la vendita di energia elettrica si trova abbiamo impianti con un valore minimo dell'8% di recupero energetico ed il 30% come valore massimo. Lascio un attimo il tema delle tecnologie perché credo sarebbe un tema che affronterei in maniera molto scarna e avrebbe poco senso e vengo a un elemento di bilancio complessivo. Questa è un'ipotesi di un sistema in cui una comunità produce 500 chili abitante di rifiuto. Il tema è una comunità media; noi toscani siamo un po’ avanti purtroppo da questo punto di vista ma è pur vero che in Toscana l'effetto di crescita rifiuto ha un effetto importante perché andiamo ad intercettare flussi di rifiuti speciali che avrebbero altrimenti altre soluzioni non governate a livello pubblico sicuramente ed è bene che ce lo diciamo se non vogliamo fare come qualcun altro che ha tolto al pubblico flussi di rifiuti, li ha lasciati sul mercato e poi quei rifiuti speciali li troviamo a Napoli ugualmente. Il mercato non è garante di correttezza sotto il profilo gestionale. Da questo punto di vista è vero che siamo molto "raccoglioni", come dice qualcuno, ma c'è un effetto di maggiore controllo. Ipotizzando 225 chili di rifiuto residuo a valle di un 55% di raccolta differenziata che vedrete è orizzonte raggiunto in diverse aree della Comunità Europea qui esiste il problema di portare a questo punto queste frazioni che non sono altro che combustibile a trattamento tecnico con un residuo circa di 55 chili per i quali abbiamo sicuramente una destinazione di circa 20 chili a discarica e 35 riutilizzabili? Punto interrogativo a seconda del livello normativo in alcuni Paesi è possibile ed in altri no. Un altro dato che credo sia importante è che si parla di gestione di rifiuti e si citano in maniera non coordinata le tematiche economiche, le tematiche tecnologiche, le tematiche normative ma le tre cose devono andare di pari passo. Le scelte che si operano in un Paese sono diverse da quelle di un altro a seconda che cambiano le tre condizioni, quella economica, quella normativa e quella tecnologica. Questi sono dei dati che vi riporto dell'ultimo convegno tenutosi a Vienna sul tema del confronto. Questi sono otto Paesi che hanno creato una specie di sistema di comparazione e l'obiettivo era individuare degli indicatori di eco efficienza in qualche modo in materia di rifiuti. Berlino, Budapest, Copenaghen, Monaco, Parigi, Stoccolma, Vienna e Zurigo sono aree a grande concentrazione e sarebbe interessante vedere cosa succede nelle aree più estensibili come tipo di urbanizzazione. Qui si vedono alcune cose interessanti e quindi gli effetti di riciclaggio. Permettetemi una nota; l'elemento è una contabilità in cui ho provato a analizzare individuando queste cinque forme di destinazione il riciclaggio, il trattamento biologico, il compostaggio, il trattamento termico, lo smaltimento a discarica e trattamento di rifiuti urbani pericolosi. Ho provato a verificare il carico ad ogni impianto dato a valle del rifiuto generale e in alcuni casi abbiamo rifiuti che passano a più impianti. Esiste un impianto di trattamento, di pre trattamento e smaltimento. È interessante vedere che, per esempio, a valle di efficienze di alto carico di destinazione rifiuti a riciclaggio e soprattutto di trattamento biologico esistono realtà in cui mediamente si ha un trattamento termico che va dal 30% al 76%, per esempio la città di Parigi, dove si fa poca raccolta differenziata e si fa destinazione prevalente a trattamento termico. A parte questo che appassiona poco, almeno me, tornerei al tema del trattamento a discarica, elemento fondamentale. L'indicatore di eco efficienza scelto da queste 6 città era la minimizzazione del rifiuto a discarica e da questo punto di vista si vede come andiamo da realtà dove ancora il 63% del rifiuto va a discarica, Budapest non a caso, a realtà come Monaco di Baviera dove il 2,9% è destinato a discarica e quindi la discarica ha il peso minore e Monaco di Baviera è una delle due città indicate come a maggiore eco efficienza. Ancora di più questo è un valore importante. Vediamo cosa va a discarica come smaltimento tal quale perché questo è altro elemento fondamentale. Qui troviamo che, per esempio, città come Budapest e Berlino portano a discarica ancora rifiuti tal quali, Monaco di Baviera, Stoccolma e Zurigo portano ormai a discarica lo 0% del rifiuto tal quale. L'altro elemento è il recupero di scorie e combustione a valle delle scorie di trattamento termico; in alcune realtà, vedi Vienna, il 100%, Parigi il 91%. Questi quantitativi di scorie sono riciclati con questo tasso di efficienza e quindi arriva a Vienna dove tutta la scoria di combustione viene riciclata e ci sono ben quattro impianti perché se ne ricorda sempre uno ma gli impianti sono tre di cui un quarto è attualmente in costruzione. Tralascio l'aspetto dei sistemi di depurazione fumi e vado agli ultimi due numeri e poi chiudo. Anche qui il tema dei microinquinanti lo lascio come elemento di passaggio. Anche qui il tema microinquinanti... Andiamo a vedere il tema della diossina. Al di là che la diossina ci sia, perché è ovvio coi sistemi di termo combustione, non è il problema questo, è da evidenziare come dall'87 al 2000, dati americani con normativa diversa da quella europea meno valutativa, si sia passati da un quadro in cui il 65% di produzione di diossina era dovuta al trattamento di incenerimento a un dato attuale dove solo il 6% è dovuto al trattamento di incenerimento e questo è il dato del 2000. L'altro dato che porto come elemento di riflessione è un dato 2005 dell'agenzia svedese. La Svezia è un paese che ha fatto una scelta notevole nell'andare verso la raccolta differenziata e il trattamento residuale termico di tutto quello che non era recuperabile e a livello complessivo se iniziamo a vedere i soggetti che in qualche modo hanno un ruolo nel rilascio di diossina nel trattamento termico nel 2004 pesa 1,1 grammi l'anno, abbiamo "14" per l'incenerimento di legno, per piccola combustione discariche, cipping*, addirittura quindi trasporto navale, industria della carta e soprattutto il grande ruolo oggi prevalente in termini industriali sono le trasformazioni dei metalli. È ovvio e indubbio evidenziato che il tema è stato che la diossina prodotta viene trasferita nei sistemi di trattamento e quindi nei sistemi di stoccaggio su cui credo parlerà meglio di me chi mi segue e quindi il tema è trasferito. Ultimo tema e poi chiudo è quello delle polveri. Abbiamo provato a fare un esempio molto semplice e i bilanci di massa sono dati ben conosciuti. Nella prima colonna ci sono i dati di produzione degli inquinanti che producono polveri in via diretta e quindi polveri prodotte a livello toscano come archivio. Qui si tratta dell'archivio Firenze - Prato - Pistoia, è un bilancio regionale complessivamente dei tre bacini dove si parla di 1.270 tonnellate il giorno di pianificazione di macroambito di trattamento termico. Già nel 2000 producevano 1.831.000 tonnellate anno di polveri, 13 milioni di ossidi di azoto e 900.000 tonnellate di SO2. Richiamo i NOX e i SO2 perché in atmosfera troverete le polveri emesse e le polveri secondarie. Le famose 1.200 tonnellate di accordo di area vasta sono equivalenti all'aggiunta di 16 tonnellate di polveri l'anno, di 570 tonnellate di ossido di azoto e di 67 tonnellate di ossidi di zolfo. Questo è il quadro numerico. Non direi niente altro perché il mio scopo era dare un elemento di raccolta dati per dar modo anche di attivare una discussione sulla tematica. Grazie. MODERATRICE Nel frattempo è arrivato l'Assessore all'ambiente Anna Rita Bramerini che ringrazio di essere qui con noi. Darei la parola al professor Gambarotta dell'università di Parma dipartimento di ingegneria che ci parla delle emissioni di inquinanti derivati dai processi di combustione. Si arriva al grande tema della produzione di polveri, polveri fini, diossine e quindi è anche questo un argomento tecnico che comporta un po’ di difficoltà a seguirlo ma anche questo è un argomento che, alla luce di tutto ciò che viene immesso nell’ambiente, è fondamentale capire e affrontare in termini scientifici proprio perché non rappresenti un mito ma venga affrontato con grande razionalità. PROF. AGOSTINO GAMBAROTTA (Università di Parma) “Emissioni inquinanti derivanti da processi di combustione” Grazie. Volevo fare una chiacchierata abbastanza generale su un aspetto legato all'emissione e alla formazione di sostanze inquinanti non solo dovuto all'incenerimento dei rifiuti ma anche in generale ad altri processi di combustione. Una considerazione molto generale che di solito mi piace fare è ricordare che il discorso rifiuti, gestione dei rifiuti e riciclaggio e così via, si ricollega anche a un aspetto importante che non dobbiamo dimenticare e cioè al discorso dei consumi di energia, perché ogni azione, ogni processo che facciamo, ha ovviamente un costo anche energetico. Molto semplicemente voglio ricordare che comunque ciascuno di noi consuma energia per vari tipi di scopi, sia per usi diretti ma anche indiretti, nel senso che ogni operazione che facciamo richiede energia. In questa tabella (proiezione slide), non è recentissima e me ne scuso, ma si può trovare sul sito della International Energy Agency il valore aggiornato. Mediamente consumiamo in Italia una cifra intorno alle 3 tonnellate equivalenti di petrolio pro capite e questi valori sono in continuo aumento perché tutti ci abituiamo facilmente alle comodità fra cui l'aria condizionata, per esempio sui veicoli. Tutti noi siamo giustamente ben abituati ad avere l'aria condizionata sui veicoli che consuma e che costa in termini di consumo di combustibile e di aumento quindi delle emissioni inquinanti. Una considerazione: questa suddivisione è abbastanza diversa a seconda delle diverse regioni del Mondo. Vi faccio solo notare che la media mondiale è abbastanza bassa, cioè ci sono delle regioni e delle aree nel Mondo dove ovviamente sono molto più bassi i consumi di energia non per scelta degli abitanti di quelle aree. Già che parliamo di energia anche qui una considerazione che si ricollega a quanto diceva il professor Corti, cioè il fatto che anche l'energia la consumiamo per produrre materiali, per produrre vetro, carta, metallo, acciaio e così via e naturalmente non va dimenticato che anche il riciclaggio dei materiali ha un suo costo energetico che ovviamente è inferiore al costo energetico della materia prima, questo è logico, ma va studiato e realizzato un processo che sia a basso consumo energetico. Mi occupo in particolare, oltre che di generazione di energia, anche dei motori e di mezzo di trasporto e una considerazione che non va dimenticata è che il trasporto costa in termini di grammi di combustibile chilometro per tonnellata e grammi di sostanze inquinanti emesse a chilometro. Volevo ricordare un aspetto importante perché oggi quando si parla di energia si dimenticano quelle che sono le fonti energetiche su cui possiamo basarci, le cosiddette fonti energetiche primarie, cioè disponibili in natura. Usiamo una enorme fetta per coprire il fabbisogno energetico di energia primaria che deriva dai combustibili, in genere combustibili fossili, ma anche biomasse o tutti i materiali che in qualche modo hanno qualche contenuto energetico. Questo purtroppo lo sappiamo fare molto male essendo un limite tecnologico importante, li bruciamo e da qui risalire la china e produrre energia elettrica e meccanica è complesso. Come si può evitare questo fatto? La combustione si può evitare solo utilizzando processi ancora molto lontani nel tempo, le cellule a combustibile che realizzano una compressione diretta dell'energia chimica di una sostanza e l'energia (parola inc.). Però questi impianti non c'è da nascondere che sono stati ideati nel 1839 da sir William, un inglese che non è mai riuscito a far funzionare la sua idea, oggi se ne parla ma con costi non dimentichiamo molto ma molto elevati. Un aspetto importante è che i costi non sono solo costi in danaro ma anche costi in termini di energia. Molto brevemente volevo ricordare che ovviamente i processi di combustione portano ad emissioni inquinanti, proprio nel momento in cui produciamo il combustibile lo ossidiamo. Attraverso questa operazione produciamo calore ma anche sostanze chimiche che rilasciamo nell'atmosfera. Quali sono i principali combustibili che siamo abituati ad utilizzare? Li conosciamo bene, sono gli idrocarburi, carboni, biomasse e così via. Ogni combustibile ha certe caratteristiche precise in termini di composizione. Teniamo conto del fatto che anche nei combustibili fossili oltre a carbonio e idrogeno troviamo altre robe meno simpatiche come lo zolfo, l'azoto, i metalli pesanti ed altre cose che classifichiamo come ceneri. Il potere calorifero, abbiamo sentito prima, chilo joules chilogrammo massa volumica e quindi chilogrammi a metro cubo e naturalmente questi due aspetti potere calorifico e massa volumica hanno importanza significativa anche dal punto di vista dei trasporti perché trasportare combustibile che ha ridotta massa volumica, fargli fare molti chilometri, dal punto di vista energetico non è una buona cosa poiché il costo in termini di trasporto a chilometro, costo ripeto anche energetico, e ambientale è importante. Il potere calorifero è un parametro anche qui molto importante nel senso che è chiaro che combustibili con poteri calorifici modesti evidentemente sono poco interessanti da trasportare perché noi trasportiamo materiali che hanno un'elevata massa ma uno scarso potere calorifero, una scarsa quantità di energia rilasciabile per unità di massa. Altri aspetti sono legati alle caratteristiche del combustibile. È chiaro che i combustibili gassosi sono più comodi ma quelli solidi devono essere considerati. Poi ci sono naturalmente gli aspetti legati ai trasporti. La cosa su cui volevo concentrare l'attenzione è che dai processi di combustione originano diverse tipologie di inquinanti, quelle ad oggi su cui concentriamo l'attenzione sono fondamentalmente gli ossidi di azoto, gli idrocarburi combusti e monossido di carbonio, CO2 e le cosiddette polveri che originano sia da carbonio combusto che da materiali estranei non combustibili e quindi non carbonio e non idrogeno presenti nel combustibile. Poi abbiamo gli ossidi di zolfo, la CO2, aspetto importante, che secondo me in uno studio generale non va dimenticata e poi i composti organici volatili fra cui possiamo trovare, come già stato messo in evidenza, se nel combustibile ci sono composti che contengono cloro possono originarle, anche le diossine. Si parla in generale delle distinzioni che possiamo fare; c'è quella tra macro inquinanti intesi in termini quantitativi, quindi con concentrazione nell'ordine di milligrammi al metro cubo come particolato, ceneri, ossidi di zolfo e azoto monossido di carbonio e così via. Tra le ceneri e particolato ritroviamo le cosiddette "polveri" che sono altro aspetto delicato del problema su cui molto oggi sto studiando. I microinquinanti sono presenti in quantità molto più piccole ma non per questo meno pericolosi, diciamo metalli pesanti soprattutto, e poi la grande famiglia dei composti clorurati, quindi delle categorie delle diossine. Brevemente volevo ricordare anche se è cosa già nota, scusatemi, quali sono le caratteristiche delle diossine per ricordare che la caratteristica fondamentale delle diossine è quella di essere costituita tipicamente da anelli composti da carbonio e idrogeno in cui si sostituiscono atomi di cloro. Questo ha un aspetto significativo perché occorre ricordare che proprio perché fatte in questo modo le diossine hanno la caratteristica di essere in qualche modo ossidabili naturalmente con le dovute precauzioni. Volevo ricordare brevissimamente un aspetto nel senso che quando parliamo di tematiche ambientali non dobbiamo neanche dimenticare un punto che è stato sollevato prima parlando e confrontando le diverse cifre fra le discariche e l'incenerimento, cioè la combustione dei rifiuti. Si è detto che facendo un bilancio dell'emissione di CO2 le discariche emettono a causa della degradazione aerobica di sostanze organiche anidride carbonica e anche metano, che non dimentichiamo è un gas che ha un effetto serra molto più elevato di quanto non sia la CO2 e quindi il problema è che immettiamo in atmosfera grandi quantità di gas serra e non scordiamoci che il problema dell'effetto serra è senz'altro un problema a cui dobbiamo porre particolare attenzione dato che l'emissione di CO2 è in continuo aumento. Francamente la mia sensazione personale ma non solo è che oggi siamo veramente in grossa difficoltà sul problema di ridurre l'emissione di CO2; tra parentesi le tre tonnellate equivalenti di petrolio di energia che consumiamo pro capite portano a circa 8-9 tonnellate di CO2 pro capite l'anno, quindi per mantenere il nostro tenore di vita causiamo l'emissione in atmosfera di queste quantità di gas. Alcune considerazioni sul fatto che non solo ovviamente la combustione di certe sostanze, come i rifiuti, porta all'emissione di sostanze inquinanti, abbiamo visto quali sono. Qui ho riportato solo alcuni esempi numerici e possiamo affrontare alcuni dati relativi alle emissioni di particelle. Le particelle sono un problema significativo perché particolato; negli ultimi anni ci siamo accorti che esistono particelle anche molto più piccole di quelle che abbiamo considerato fino a un po’ di anni fa particelle sub-micrometriche, quindi le cosiddette particolato ultrafine, nano particelle. Le nano particelle sono un esempio di come le emissioni inquinanti derivanti da fonti diverse, cioè dove c'è un processo di combustione, siano del tutto paragonabili. Qui avete per esempio un andamento delle concentrazioni di particelle derivanti dalla combustione di diverse sostanze come, per esempio, benzina o diesel, quindi motori che usiamo tutti, perché ci viene comodo ovviamente spostarci in auto con una certa facilità e poi, per esempio, combustione di biomasse vegetali. Un altro esempio; queste sono sempre concentrazioni di particelle che derivano dalla combustione di diversi combustibili. Qui avete il diametro delle particelle; qui siamo al micron. Questo è 10 micron e qua scendiamo sotto il micron e quindi siamo a cento nanometri. Abbiamo diversi esempi di combustione tra cui carbone di diversi tipi, l'incenerimento di rifiuti e così via, sostanze combustibili tra cui anche le biomasse, il pellet e anche la legna che siamo più o meno abituati a bruciare nei nostri caminetti. La cosa si ripete; queste sono tutte fonti bibliografiche che non ho citato, sono dati reperibili in letteratura su cui ovviamente posso fornire indicazioni specifiche sui diversi studi sviluppati non solo in Italia ma anche in diverse altre parti del Mondo. Quello che volevo far notare è che tuttavia negli anni ovviamente sono stati sviluppati metodi per ridurre la formazione di sostanze inquinanti durante la combustione e anche per ridurre il rilascio di sostanze inquinanti in atmosfera. L'esempio che troviamo qui è relativo - io mi occupo specificatamente di questo - all'evoluzione dei motori diesel automobilistici che passando dai sistemi a iniezione meccanica ai sistemi più moderni di iniezione common rail hanno ridotto il numero di particelle fini ma hanno mutato il numero di particelle ultrafini per fini. Come vedete qui con dei sistemi opportuni di post trattamento dei gas di scarico si riesce comunque a ridurre il problema, cioè a contenere il rilascio delle sostanze anche delle particelle iper fini in atmosfera. Qui avete un'indicazione di ciò che cambia tra la concentrazione di particelle prima del sistema di filtrazione e dopo il sistema di filtrazione, quindi la dimostrazione che certe soluzioni sono efficaci anche se il problema va studiato e analizzato. Quali sono i punti chiave su cui si può cercare di lavorare e su cui di fatto si lavora in tutto il Mondo? Controllare le caratteristiche del combustibile del trattamento e quindi eliminare, ove possibile, certe sostanze nocive come lo zolfo nei combustibili, migliorare il processo di combustione e quindi il controllo del rapporto tra aria e combustibile, migliorare il processo di mescolamento miscelamento dell'aria con il combustibile e controllare le temperature in camera di combustione. Queste sono tecniche che oggi si seguono, si sviluppano e si studiano. Notate che tutto questo comunque non va incontro al problema dei gas serra e della CO2 che è altro "problemino" su cui ovviamente ci sarà da parlare per ore ma non è questa la sede per farlo. Naturalmente esistono e sono stati sviluppati diversi sistemi di gas di scarico, sono stati sviluppati nel senso che è ovvio che a fronte di studi che ci sono stati e che sono in corso sulle diverse tipologie di inquinanti, per esempio abbiamo citato prima il discorso delle polveri ultrafini, i sistemi di post trattamento sono stati studiati e perfezionati, vedi i sistemi catalitici, per ridurre i combusti, i CO, gli idrocarburi, nox, i sistemi di riduzione dei nox con combustione, i sistemi di riduzione catalitica selettiva, i sistemi di solforazione dei fumi ed i filtri per le particelle. Tutte queste soluzioni hanno portato a un miglioramento e ad una riduzione dei rilasci delle specifiche sostanze inquinanti in atmosfera. Il cammino è in continua evoluzione e va comunque seguito con estrema serietà attraverso la ricerca e una cooperazione tra la ricerca scientifica e chi poi deve realizzare e industrializzare certi processi ma anche da chi poi certi tipi di impianti deve utilizzare. Ovviamente ogni tanto salta fuori il fatto che mi occupo prevalentemente di combustione, salta fuori il fatto che anche se si realizza un impianto ben fatto un motore diesel o a benzina nuovo che ha certe caratteristiche di emissione, poi è chiaro che quello stesso tipo di motore va trattato come si deve con certe procedure e con certe attenzioni. Correrei perché il tempo è tiranno; esistono diverse soluzioni per ridurre le emissioni in atmosfera di quelli che chiamiamo macroinquinanti, particolato, ossidi di zolfo, monossido di carbonio e così via, e naturalmente esistono diverse soluzioni per ridurre quelli che classifichiamo come microinquinanti organici tra cui soprattutto le diossine. Le diossine vengono prodotte quando il processo di combustione avviene in difetto di ossigeno e a temperature modeste e per questo motivo esistono soluzioni per ridurre la formazione e l'emissione delle diossine. Per esempio una soluzione utilizzata da tempo è garantire la permanenza dei fumi a temperatura superiori a quelle critiche in modo tale da garantire la ossidazione di queste sostanze. Naturalmente non va dimenticato che esistono anche dei meccanismi di riformazione nelle sezioni fredde degli impianti che tuttavia possono essere ridotte, e minimizzate mediante accorgimenti specifici. Occorre ricordare che si può agire anche con delle soluzioni tecnologiche quale, per esempio, la rimozione delle diossine con sistemi di post trattamento di assorbimento o di ossidazione catalitica ma anche sistemi di forte combustione in modo tale da eliminare la presenza di queste sostanze nei fumi. Per sintetizzare per quanto riguarda i microinquinanti esistono diverse strade ormai tecnologicamente adottate come la riduzione delle emissioni di metalli pesanti con filtri a carboni attivi, ovvero con altre tecniche per la riduzione delle emissioni del particolato, la riduzione delle emissioni di diossina e anche i sistemi sgr usati per la riduzione degli nox che in buona parte distruggono anche queste sostanze. A tutto questo occorre associare, come per altro è ovvio, e considerare il fatto di mantenere e realizzare sempre un monitoraggio e un controllo continuo delle emissioni, di tutte le diverse tipologie di emissioni di cui abbiamo parlato. Concluderei, e scusate se sono stato un po’ qualitativo, ma, ripeto, i dati diversi sono presenti in letteratura e diciamo non ci sono ovviamente difficoltà a fornire riferimenti bibliografici precisi. Il problema che riguarda gli aspetti energetici e le emissioni inquinanti relativi alla gestione dei rifiuti, come d'altronde è anche apparso evidente da quanto citava il collega, è il fatto di avere ovviamente una raccolta differenziata di qualità ma anche un aspetto interessante che comunque va fatto in maniera corretta, utilizzare ciò che è combustibile come una risorsa per produrre energia termica ed elettrica con l'obiettivo finale di trasformare i rifiuti in una risorsa. Naturalmente questa contemporaneamente è una cosa fattibile riducendo la formazione e l'emissione di inquinanti nell'atmosfera attraverso il miglioramento dei processi di combustione. Gli impianti attuali hanno queste caratteristiche e l'utilizzo di tecnologie che siano le migliori oggi disponibili per realizzare un trattamento fumi adeguato e a tutto questo va associato il monitoraggio e il controllo che permette di valutare attentamente qual è lo stato di funzionamento degli impianti e quindi in buona sostanza realizzare degli impianti che abbiano delle caratteristiche adeguate e sottoporli ad un controllo, come è giusto fare, continuo e costante. Avrei finito. Ringrazio. MODERATRICE A questo punto si passa da Parma a Modena cedendo la parola al professor Massimo Federico che è un ematologo del dipartimento di oncologia. La domanda che ognuno di noi si pone più spesso è quale sia l'impatto e il riflesso sulla salute in un momento nel quale sono stati tratteggiati bene i quadri davanti ai quali ci troviamo come comunità, come persone, di fronte allo smaltimento, di fronte alle eventuali fonti di diossina, di inquinanti, al problema certamente grave, anche se qui soltanto accennato, della produzione di anidride carbonica che crea molti problemi per la salute del pianeta proprio per l'ambiente. Farsi queste domande sulla salute credo che sia una delle questioni fondamentali proprio perché di fronte alle difese che prendiamo con l'aumento e il miglioramento di quello che è lo stato di salute degli impianti sempre più efficaci per quanto riguarda il recupero delle emissioni e soprattutto nell'aspetto molto interessante ed importante che è lo sviluppo dell'efficienza energetica che quindi è quell'anello che permette di parlare dei rifiuti come risorse invece che come problema. Sentiamo dalla voce di un esperto il punto di vista sulla salute sull'uomo e cercando anche in questo caso di capire con grande spirito di razionalità alla luce proprio di dati e non solo di paure o di miti, ritorno alla parola di prima. PROF. MASSIMO FEDERICO (Università di Modena) “Rischio oncologico dello smaltimento dei rifiuti tramite termovalorizzazione” Grazie a chi mi ha introdotto, agli organizzatori, al Sindaco Razzoli, per avermi invitato. Cercherò di darVi un contributo fornendo dati e limitando al massimo i miei giudizi personali. Le prime diapositive le farò correre velocemente perché il tempo stringe. Quando parliamo di impatto sulla salute dell'ambiente dobbiamo anche ricordarci che l'ambiente è un sistema complesso, cioè non è solo quello che uno respira in casa, quello che uno respira strada facendo, quello che circonda l'individuo nella sua vita quotidiana ma ci sono anche fonti che condizionano la qualità dell'ambiente molto lontane dalla posizione fisica nella quale si trova l'individuo. Questo giusto per dare un'idea di come quando si parla di ambiente si possono dire contemporaneamente tante cose e bisogna cercare di adottare un linguaggio comune per cercare di capire bene l'impatto dell'ambiente sulla salute dei cittadini con particolare riguardo al rischio oncologico. Questi sono dei dati prodotti recentemente dall'organizzazione mondiale della sanità che ci fanno stimare che nel complesso delle morti che si verificano in un'area geografica che sia una Nazione o una Regione quelle che in qualche maniera possono essere ricondotte all'ambiente sono circa il 14%, ma ambiente tutto e anche un incidente stradale perché c'è la nebbia va considerato un impatto dell'ambiente sulla mortalità. Se invece vogliamo scendere allo specifico del rischio oncologico che può in qualche maniera essere imputato all'ambiente per quelli che sono i tumori di maggiore interesse perché più facilmente correlabili con la presenza di inquinanti andiamo da stime che vanno intorno allo 0% a stime che vanno intorno al 2%, cioè il 2-3% dei tumori può essere in qualche maniera direttamente correlato a fattori ambientali. Questo 2%, Voi vedete, è veramente poca cosa in confronto a tutte le altre cause dei tumori e quindi se uno guarda la medaglia dal punto di vista dell'ambiente dice "l'ambiente induce tumori" ma se uno fa l'oncologo o misura i tumori dice "su cento tumori novantotto non sono riconducibili direttamente ad un problema chiaramente ambientale" e quindi l'oncologo si preoccupa anche di cercare di capire quali possono essere le altre cause di tumore e quali possono essere i rimedi. Ce ne sono due importantissimo che dobbiamo tenere presenti; prima si diceva il 30% dei tumori dipende dal fumo dei tabacchi. Nei Paesi occidentali si fuma di meno e questa incidenza si è ridotta di circa il 15% - queste sono stime di un anno e mezzo fa circa quando si stimava il 16% - poi il 30% dipende dallo stile di vita, cioè dalla dieta, dall'attività fisica che sono due determinanti importantissime per lo sviluppo dei tumori in popolazioni come la nostra che hanno questo stile di vita cosiddetto "occidentale". Poi purtroppo c'è circa un 40% di tumori per i quali facciamo fatica a definire la causa della malattia. Questi due 2; perché è così piccolo? Perché l'impressione è che l'ambiente possa incidere maggiormente per lo sviluppo dei tumori perché per arrivare da un inquinante, da un potenziale inquinante, al tumore devono essere rispettati tutta una serie di passaggi e quindi ci deve essere la produzione dell'inquinante e ci sono molte cause, molte fonti di inquinamento, poi ci deve essere la gestione dell'inquinante, cioè non tutto quello che inquina viene poi messo a contatto dell'individuo e quindi consente lo sviluppo di una malattia. Molti degli inquinanti agiscono attraverso le emissioni di micro particelle, oppure di vapore o di sostanze che si sciolgono nell'aria, quindi perché ci sia lo sviluppo di un tumore da fattori ambientali queste sostanze inquinanti nella loro forma attiva devono essere o nell'aria o nell'acqua o nel suolo o nei cibi. Una volta che queste sostanze sono in questa media ovviamente devono in qualche maniera venire a contatto con l'individuo, quindi o inalate o ingerite o depositate sulla pelle, dopodiché questo contatto diretto deve determinare il passaggio successivo e cioè l'induzione in una cellula di un danno tale che produca a sua volta il tumore. Per fortuna nostra l'organismo è tarato in maniera tale da essere capace di detossificare la maggior parte degli inquinanti o delle sostanze estranee con le quali viene a contatto. Non tutti i germi con i quali veniamo a contatto ci fanno venire la febbre, non tutti gli inquinanti sono capaci di determinare un'alterazione nel DNA di una cellula che conserva la sua capacità di proliferare che poi dà luogo ad una popolazione di cellule che danno luogo al tumore. C'è l'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione che tiene il registro di tutte le sostanze che possono avere un'azione oncogenetica o calcigenetica e quelle caratterizzate da valore 1 sono quelle ormai definite come "sostanze con potenziale calcinogenetico" come l'arsenico, il cadmio, il nickel. Ce ne sono alcune quale il benzene che negli anni 50-60 era considerato a ragione un fattore estremamente importante per lo sviluppo, per esempio, di leucemia perché non si adottavano misure di protezione per i professionisti operatori a contatto con il benzene. Per fortuna oggi di leucemie da benzene non se ne vedono più. Le sostanze definite 2A o 2B sono probabilmente cancerogene oppure a un livello più basso probabilmente cancerogene. Per entrare nell'argomento della chiacchierata di oggi questa è la situazione che abbiamo in qualche maniera ricostruito sui dati che abbiamo trovato in rete da una fonte italiana, lo stato degli inceneritori in Italia la cui maggior parte è concentrata in pianura Padana e pochi sul territorio dell'Italia centro meridionale. Questa è la situazione in Emilia Romagna; ci sono otto impianti di incenerimento o di termovalorizzazione e di questi due esempi uno è già stato citato dal dottor Forti, uno dei termovalorizzatori di Vienna con all'interno degli uffici, giusto per dire che in altre realtà si presuppone che anche la gestione dei rifiuti e il processo di combustione non determina danni a persone che ci stanno vicino per cui sono attivi anche degli uffici. Questo è l'esempio di cui si è parlato maggiormente negli ultimi tempi, l'esempio di

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